Le scelte sbagliate (prima o dopo) si pagano!

Nelle ultime settimane a Miglionico si sono accese vivaci polemiche per l’aumento (+ 30%) della Tarsu deciso dall’Amministrazione Comunale. Il Sindaco ha giustificato l’aumento con i continui e sempre pù consistenti tagli ai finanziamenti degli enti locali da parte dello Stato mentre l’opposizione ha accusato l’Amministrazione di spendere male le risorse a disposizione del Comune.
Entrambi le tesi hanno un fondamento di verità. 
Mi sembra però che sia pure il caso di chiedersi  perchè la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani a Miglionico come in tutto il Sud è sempre più costosa e nello stesso tempo continua ad essere sempre più problematica sotto l’aspetto ambientale? La risposta è semplice: per le scelte sbagliate delle nostre regioni.

Prigioneri del Pensiero Unico

Stiamo vivendo una crisi economica forse ancora più grave, certamente più lunga, di quella passata alla Storia come la Grande Crisi del 1929. Allora sia in America sia in Europa se ne uscì grazie a massicci interventi dello Stato in economia. In Italia fu varata una stringente riforma bancaria, fu costituito l’I.R.I. ovvero l’Istituto per la Ricostruzione Industriale. Istituto che, insieme all’Eni, nel secondo dopoguerra sarebbe stato il ”motore” della industrializzazione del paese.
Oggi nel nostro Paese  solo accennare ad eventuali interventi dello Stato per salvare le aziende in difficoltà… si rischia,  se non  il linciaccio, sicuramente di passare per matto.

Ritorno alla terra

E’ stato il sogno dei nostri antenati, dei nostri nonni quello di possedere un pezzo di terra su cui lavorare e con cui provvedere al fabbisogno familiare. Per questo sogno a volte si è lottato duramente, è stato versato del sangue. Le ultime lotte contadine nella nostra regione si ebbero tra il 1948 e 1956. I contadini miglionichesi ne furono particolarmente partecipi. Risale infatti a quel periodo l’occupazione delle terre sul Monte Acuto e alla Difesa. Diversi di loro pagarono con il carcere quella loro la determinazone per assicurarsi un pezzo di terra.

Lu iattudde di la figghia e lu iattone di la mamma

(ovvero una lezione di educazione sessuale d’ altri tempi)                    
Mariagiseppa iera na uagneredd pillalite  com(e) la mamma. Nu iurno steve a lu funtanile a ienghie l’acqua. N’ommene circò di passà nanzi  ma Mariagiseppa nan l’  fec(e)  passà. L’ommen(e) s’arrabbiò dicenn. “Te vole nasce nu iattudde miezz a li iamme.
Ierne passate due/tre iann e quann Mariagiseppa teveva tridic’ iann nu iurno vidì  ca miezz a li iamme ierano cresciut tant pili gniur(i). Si spavuntò e scie currenn da la mamma: Mamm come mi minò la sintenza cudd’ ommene m’è crisciu(to) nu iattud miezz a li iamme.
La mamma ca sapeva c’è ca iera succiess diss: fammi vide’ nu  picc stu iattud. Mariagiseppa s’alzò la veste e la mamma si mittì a ride. Nann pigghiart vilen figghia mea e s’alzò pure iedda la vest. “mamma mea, lucculò Mariagiseppa quann vidì c’e ca teneva la mamma miezzo a li iamme. Cuddu tu’ iè nu iattone. Pure a me da divintà accussì?
Rispunnì la mamma: Figghia mea quann lu iattud tu’ da’ pigghià tutt li surgi ch’ se pigghiat cudd mio pure lu  iattud tu’ da iessa  nu iattone. Mariagiseppa  ca si iera appuavurata a videia lu iattone  iugnur iugnur di la mamma diss “Ma’ li surc’ non mi piascene, m’appavure!. E la mamma: Mò non iè ancora tiemp. Quann lu iattud tuio d’accomunzà a pigghiarne iuno  non sa da vulè chiù firmà e a vidè ca ti dà piascì!


NB: Spero che i miei lettori non trovino il racconto volgare. A me ha fatto tanto ridere e mi auguro che sia così anche per chi lo legge.

La Storia nascosta

La Storia nascosta, quella che non abbiamo potuto studiare, è la storia delle sommosse contadine che scoppiarono nel Sud dopo la proclamazione del Regno d’Italia nel 1861; ribellioni che durarono ben dieci anni.
E’ la storia dei nostri antenati, che da sempre sognavano di possedere quelle terre su cui vivevano e che invece erano costretti a lavorare per conto di una borghesia feudale parassitaria. Un sogno alimentato e agitato da tante bandiere, sempre però tradito e strumentalizzato.
Furono lotte etichettate dai vincitori come brigantaggio; azioni cioè compiute da bande di delinquenti comuni; sappiamo che non fu proprio così.
A coloro che volessero approfondire l’argomento, a chi è ancora frastornato dalla retorica risorgimentale di stampo fascista (a Miglionico purtroppo ne abbiamo alcuni “esemplari”) suggerisco di visionare il video (Uomini e Briganti) caricato su youtube dal Comune di Ginestra.
E’ un programma di Rai Tre che fa chiarezza su quanto accadde veramente in quegli anni, che rende, almeno storicamente, giustizia sia pure postuma, a quelle migliaia di contadini, nostri antenati che furono trucidati nelle piazze e nelle campagne della nostra regione in quel decennio. Questo invito è rivolto non per agitare il ritorno ad antistorici steccati o per avanzare fantasiose riparazioni ma semplicemente per amore di una verità che per tanto tempo ci è stata negata.

E’ qui allegato anche il video della canzone popolare “Vulasse addenventare nu Brigante” che chiudeva gli episodi del famoso teleromanzo ” L’eredità della Priora. 

Quann la ttan’ e lu figghiu scern’ a la fera

Quann s’avviarn’ la matina subbit’: “Ta’, ghiane tu a cavadd’ a lu ciucci’ ca io  pozz’ sci’  a piet. “ ‘diss lu figghiu.
Strada fascenn acchiorn’ gent’ “ Maa vuard’ ni picc, nu ciurlon’ iaran e iuruosso a cavadd e lu uagnariedd a piet.’”
“Figgh’ mii, lu munn parl’!  Mo scenn io e ghian’ tu”.
Chiu innanz acchiorn l’olt’ cristiani ” Cuddu pauriedd’ de la ttan  anzian’ a piet’ e cudd giovan’ a cavadd”.
Discern dui di chiss’.
“Lu munn parl!  Sa ce fazz, ghian’ pur io e sciam’ tutte e due a cavadd”, diss’ la ttan’.
Dopp’ ni picch’ acchiorn’ doe femmen’ “
“Pover’ ciucciuariedd, ttan’ e figghie lu vonn a fa murì scurduzzuat, tutti e due a cavavad”.
Lu munn parl ! Sa ce ma fa’? Scinnim’ e sciam’ a piet, diss la ttan’.
Mentr’ sceven’, sentern’ iun’ca discev’:
“Naa, ce fiess !Ttan e figgh a piet’ e lu ciucci’ vacant’”
Lu munn parl’, figgh’ mii ! Sa’ ce ma fa’? Mittinim’ lu ciucci’ in guodd, tant’ sim’ quasi arrivat.
Quann arrivonn a la fera, sentern’ la gent ca discev’: ” ce fiess’, si so purtat’ lu ciucc’ in guodd”.
Ta’, ma stu cuazz di munn tene sempr’ da disc’? Lucculò lu uagnariedd.
Sin’, figgh mii ! Ce fa fai, com’ cazz fai fa, la gent iacchia sempr da disc’, ten’ sempre da parlà’!
Non pighiart vilen’! Mò m’avvenn lu ciucc ca iei vecch’ e ni  ma tturnuà a lu puais a piet. 


Il breve racconto è dedicato a chi teme o non accetta le critiche.
E’ scritto in dialetto, cosa molto difficile non essendoci molti precedenti e una grammatica condivisa. Mi scuso pertanto per le imperfezioni e ringrazio chi volesse segnalarmi eventuali correzioni.

Nove anni non sono bastati!

Dopo circa 20 anni di tentativi falliti di dotare il paese di un più che opportuno piano regolatore ( bocciato purtroppo dalla Regione), nove anni e circa 40/mila euro spesi non sono bastati per dotare il nostro Comune di un regolamento urbanistico e di un nuovo regolamento edilizio.
Emerge da alcune delibere di Giunta che nel mese scorso è stato infatti interrotto il rapporto col professionista incaricato nel 2003 di elaborare i due strumenti. 
Mentre l’opposzione dorme e le veline tacciono, credo che sarebbe quanto mai opportuno che  il Sindaco spiegasse alla cittadinanza i motivi di tale interruzione e, soprattutto, indicasse i passi che la sua amministrazione intende ora intraprendere per quanto riguarda i due strumenti.
Ai pochi e malcapitati naviganti che approdassero su questo blog e leggessero queste mie note, mi permetto ricordare  che si tratta di due strumenti importantissimi per  qualsiasi città e comune che voglia svilupparsi in maniera ordinata sotto l’aspetto urbanistico. La loro assenza inoltre è spesso causa di abusivismo e corruzione.

Al Sindaco Buono che continuo a stimare per il grande impegno personale con cui sta  amministrando, sempre pronto però a rintuzzare qualsiasi critica  venga mossa alla sua Giunta, mi permetto segnalare che gli elogi fanno sempre piacere ma spesso illudono e nascondo qualche interesse; le critiche non piacciono a nessuno ma aiutano quanto meno a riflettere.

L’ex Municipio: ben venga il recupero, riflettere sul suo utilizzo

Nell’autunno del 2009 attraverso il sito www.Miglionicoweb.it lanciai un grido di allarme e un appello. Il grido d’allarme riguardava il rischio di abbandono e di degrado a cui sta andando incontro il nostro magnifico centro storico. L’appello ero diretto agli attuali amministratori affinché fosse elaborato un graduale piano di recupero. 
Qualche intervento per la verità é stato fatto ma nulla che faccia pensare ad un piano organico per evitare quanto sopra denunciato e richiesto.

Omaggio a Mimì e alla sua pitea

La nostra è una piccola comunità dove tutti conoscono tutti. Ci sono però delle persone che per qualche loro qualità, difetto, mestiere o stranezza finiscono per essere più conosciute di tutti gli altri; diventano tempo per tempo in altre parole dei personaggi.
Uno di questi è sicuramente il mio amico Mimì “lu flauto” o Mimì “lu varviere” ovvero Mimì Grieco.