PERCHÈ LA BASILICATA È CONDANNATA SUL PODIO DEGLI ULTIMI

Almeno per la maggior parte di coloro che sono nati subito dopo la seconda guerra mondiale, la povertà , se non era in casa, era appena fuori la porta. Era una condizione di cui però non si aveva la consapevolezza perché non si conosceva cosa fosse l’agiatezza e meno che meno la ricchezza. Avevo forse circa 10 anni quando, leggendo sul “sussidiario di scuola” che la Basilicata era con la Calabria la regione più povera d’Italia, mi sono chiesto per la prima volta del perché noi lucani eravamo considerati poveri; perché la nostra regione veniva considerata tra le più arretrate d’Italia. L’avrei capito ma solo più tardi, leggendo il famoso libro di Carlo Levi “Cristo si è fermato ad Eboli “.

Da allora tante altre volte ho cercato di capire le ragioni di questa nostra condizione di arretratezza. L’ultima è stata quando delle “maledette” statistiche per l’ennesima volta inchiodavano la nostra regione sul podio degli ultimi. Andando in biblioteca, mi sono imbattuto in un libro, pubblicato negli anni ’60, del sociologo americano  – E. C. Banfield – intitolato ”Le basi morali di una società arretrata” (1). Il prof. Banfield nel 1955 visse con la sua famiglia per nove mesi a Chiaromonte (Pz), portando a termine una sua ricerca sociologica tesa a capire le ragioni dell’arretratezza delle nostre zone.
Secondo il sociologo americano le cause dell’arretratezza, non solo di Chiaromonte ma di tutte le zone analoghe in Basilicata, non andavano ricercate nelle condizioni ambientali e nella struttura economica ma nell’insieme dei valori culturali, nella mentalità, nei comportamenti delle persone. Come terapia egli proponeva pertanto di intervenire in via prioritaria sui comportamenti e sulle modalità di pensare della gente.
La tesi, qui esposta molto sinteticamente, fu oggetto per la verità di numerose e vivaci critiche da parte di molti sociologici sia italiani che esteri.  Banfield, secondo i suoi critici, scambiava le cause (le condizioni ambientali e quelle economiche) con gli effetti (incapacità di pensare al bene comune, incapacità di associarsi per risolvere problemi collettivi, capacità invece di agire unicamente per soddisfare i bisogni del proprio ristretto nucleo familiare (Il famoso familismo amorale). La sua tesi secondo alcuni  si prestava anche ad interpretazioni di tipo razzista.
 
Considerazioni - 
Sono passati sessant’anni dal soggiorno in terra di Basilicata del Banflied e nel frattempo il quadro socio-economico della nostra regione è parecchio cambiato. Sono spariti “i signori”, quelli col don davanti al nome. È evaporata  quella classe contadina che costituiva il nerbo delle nostre comunità. Sono migliorate senza dubbio le condizioni economiche.  Allora sorge spontanea la domanda: In questo lasso di tempo, è però cambiato il nostro modo di pensare, di agire, il nostro modo di relazionarci con gli altri, il modo di fare politica, il modo di gestire il potere da parte della politica? La risposta sembra sia negativa. Se cambiamento c’è stato, sembra che sia stato in peggio. Al fatalismo e alla rassegnazione, all’individualismo dei nostri antenati, nelle nuove generazioni sembrano  subentrate solo indifferenza ed insensibilità sia verso l’ambiente sia verso le persone. Quanto alla politica: nelle sezione dei partiti, dove ci sono, non si discute più; vengono aperte solo nei periodi elettorali o quando qualcuno deve impartire ordini di scuderia. Nella gestione del potere, al vecchio clientelismo della DC di allora è subentrato uno ancora più aberrante nepotismo; sprechi e scandali sono all’ordine del giorno.
Conclusione -
Il sociologo americano sembra avere sbagliato la diagnosi (la malattia) ma la terapia da lui proposta sembra quella giusta, specie se fosse accompagnata da interventi tesi a promuovere un vero sviluppo economico. E’ necessaria una vera e propria rivoluzione culturale (e forse non solo culturale) che, partendo dalla scuola, coinvolga la famiglia e cambi radicalmente il modo di fare politica e di gestire il potere.
Senza questa rivoluzione la nostra Basilicata sembra condannata a diventare, come preconizzata dal Banfield e come già s’intravede, un ospizio a cielo aperto di pensionati e badanti; di rimanere per sempre sul podio delle zone più arretrate d’Italia.    
TdTdF. Sett. 2013


1-Le basi morali di una società arretrata di E.C. Banfield.- Società Editrice Il Mulino – Bologna 1961

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