L'Italia verso un inarrestabile declino

In meno di 25 anni l’Italia è passata da una situazione di relativa prosperità ad una situazione di precarietà e di povertà crescente. Dall’essere uno dei 5/6 paesi più industrializzati al mondo a diventare un paese con alcuni problemi da terzo mondo.

Come è potuto accadere?
Per colpa della grave crisi finanziaria internazionale del 2008? Niente affatto! La crisi finanziaria ha fatto solo esplodere le carenze strutturali esistenti nel nostro sistema economico e produttivo. Se si vuole parlare di colpe, queste vanne attribuite in gran parte al degrado politico culturale di una élite, che negli ultimi decenni ha negoziato e firmato numerosi accordi e trattati internazionali, senza mai considerare il reale interesse economico dell’Italia, senza avere una chiara visione a medio e lungo termine del paese.
Una élite, preoccupata solo di conservare potere e privilegi, che ha pensato furbescamente di risolvere i problemi del paese, scaricandoli fuori dai confini nazionali. Per fare questo non ha esitato a vendere pezzi strategici di sovranità nazionale. Verso la fine degli anni ’50 fu l’agricoltura mediterranea ad essere sacrificata sull’altare del cosiddetto Mec (mercato comune europeo). Con l’adesione e con l’introduzione dell’euro è stata la volta della politica monetaria e nei mesi scorsi “citti tu e citt io” con il cosiddetto accordo sull’unione bancaria europea, si è completata “l’opera”, cedendo alla BCE anche il controllo sul nostro sistema bancario. In cambio di cosa? Di nulla. Anzi nel corso del 2011 in Europa siamo stati prima derisi e poi costretti ad accettare condizioni che hanno aggravato ulteriormente la crisi economica in atto. Tutto questo senza che il popolo italiano sia mai stato chiamato a pronunciarsi con un referendum, cosa che invece è avvenuto in altri paesi europei. Hanno fatto tutto Loro; i nostri politici che, quando hanno ritenuto necessario, si sono fatti sostituire dai cosiddetti professori e/o tecnici. Tutti però, politici, professori e burocrati, imbevuti di quel pensiero unico che è andato affermandosi dalla caduta dei regimi comunisti dall’America all’Europa alla fine degli anni ’80. Un liberismo sfrenato che ha fatto da sfondo alla cosiddetta globalizzazione, che ha permesso a speculatori famelici di arricchirsi sempre di più e a qualche miliardo di comuni mortali d’impoverirsi sempre di più.
Si può uscire dalla crisi?
Si, si può. Per uscire dalla crisi è necessario però rilanciare i consumi delle famiglie che nel frattempo risultano scesi a livelli degli anni ’70. Per farlo bisogna da un lato ridurre drasticamente la pressione fiscale su lavoratori, pensionati ed imprese, dall’altro fare massicci investimenti per creare nuova occupazione. Questi interventi richiedono però uno sforzo finanziario di grandi proporzioni. Non abbiamo purtroppo un centesimo da spendere, non possiamo fare altri debiti, non abbiamo più il potere di stampare moneta. Quest’ultimo è stato ceduto alla Bce o per meglio dire alla Germania. Siamo legati mani e piedi al palo dell’euro. Gran parte della nostra classe politica con i loro professori e tecnici però non ha neanche l’onestà intellettuale di dirci la verità. Prima c’è stato chi negava che fossimo in crisi, poi quelli che ci avrebbero salvati dal baratro in cui eravamo caduti, ora c’è un governo che sostiene che la crisi è finita e intanto non trova di meglio che ricorrere al giuoco delle tre carte per tamponare una situazione che si fa sempre più difficile. “Lu ciucc” (l’Italia) è a terra e non si vede come possa risollevarsi!
 
Verso un lento quanto inesorabile declino
La strada che la classe politica al governo ha tracciato in questi anni sta portando purtroppo il paese al suicidio, ad un inesorabile declino non solo economico ma anche sociale ed istituzionale.
 
Cosa fare? Rassegnarsi? Reagire?
Bisogna reagire! Non basta però “cinguettare” sulla rete, inveire contro le istituzioni o gli avversari. Sono necessarie idee nuove, un pensiero alternativo a quello imperante oltre che ad un auspicabile cambiamento generazionale Forse sarebbe opportuno per i giovani riscoprire, magari aggiornandole, le teorie di quel Karl Marx che per 150anni hanno tanto contribuito al riscatto di coloro che si guadagnano da vivere col proprio sudore. Teorie frettolosamente accantonate anche da coloro che si professavano comunisti e che devono alle bandiere rosse la loro fortuna politica.Bisogna passare all’azione, scendere in piazza, circondare tutti i centri di potere, senza violenza. Dare un segnale forte, mandare a casa questa élite di politici e burocrati, questi “mangia pane a tradiment” che stanno accompagnando l’Italia al suicidio.
TdTdF

NB. Per coloro che ancora ci credono e per l'amico Tonino d.C.  si allega il file
       con il coro dell'armata Rossa che canta l'internazionale.http://youtu.be/cA-ghiRjMOU
 

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